Eva: assolta …
… per non aver commesso il fatto.
La tradizione ci ha tramandato una immagine di Eva come la prima donna che, tentando Adamo, ha provocato la cacciata dal Paradiso Terrestre e l’ingresso della morte nel nostro ciclo vitale.
Mi rendo conto che quanto ho scoperto è sconvolgente, ma d’altra parte è talmente logico, e mette a posto così tante affermazioni, che se avrete la pazienza di leggere questo documento arriverete voi stessi a dire: “In effetti non può essere che così”.
Ho iniziato una ricerca sulla morte a causa del nuovo libro sull’immortalità che ho scritto, e questa è stata la prima spinta a rileggere, per l’ennesima volta, i primi capitoli della Genesi. In parallelo mi è venuta una specie di intuizione, che mi ha detto: “Non partire con i soliti schemi, i soliti pregiudizi, leggi tutto con la semplicità e la verginità di un bambino“. E così ho fatto.
Dal punto di vista culturale, inoltre, restavano alcuni punti da mettere a posto rispetto alla teologia corrente.
Qualche anno fa ho tenuto delle conferenze sulla Genesi Biblica, dove era già chiara la distinzione tra Eva e la prima donna, ma restavano irrisolti gl’interrogativi logici che seguono.
Domande irrisolte
Se Gesù è detto da Paolo “il novello Adamo”, ovvero il novello “figlio di Dio”, e se sua madre, Maria, era la sua anima gemella, al punto di diventare la “Madonna” una volta ascesa, e interrompere, come Gesù, il ciclo delle incarnazioni, allora Maria era la “nuova Eva”? Questo punto non mi suonava affatto.
Inoltre la Madonna è talvolta raffigurata come una donna che schiaccia il serpente, questo a partire da Gen 3:15 “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno“.
Chi parla è Elhoim, il Creatore, ma di quale donna sta parlando: Eva o un’altra? Perché quella donna è l’archetipo della Madonna, e quindi anche di tutte le “donne figlie di Dio“.
Questo punto risulta particolarmente importante se chiariamo che non c’è stata nessuna “cacciata” dall’Eden, né tantomeno alcuna caduta.
Riprendo questo punto subito dopo, ma ora propongo un’altro interrogativo: come mai Eva dice: Gen 4:1 “Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo con l’aiuto del Signore»”. Perché “con l’aiuto del Signore”? Il Signore l’ha aiutata a trasgredire un Suo comandamento? Non ha proprio senso.
Chiariamo ora la famosa cacciata. Il testo dice: (Gen 3:22) “Poi il Signore Elhoim disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre»”.
Questo è il motivo dell’esilio: deve fare esperienza e riconquistare la retta via dell’Albero della Vita, non come un regalo gratuito, ma come traguardo evolutivo. Il ciclo delle nascite e morti gli servirà sino a quando non capirà che non è più a immagine e somiglianza, ma è uguale a Dio, e come tale immortale. A questo punto il ciclo si potrà interrompere, com’è già successo per tutti i Maestri Ascesi.
3 Esseri all’origine del genere umano
Torniamo ora all’origine del tutto. Adam, in ebraico ADM, si appropria di tutti gli esseri più simili a lui, cioè gli animali, i viventi dotati di un’anima. Ho detto si appropria perché dare il nome, nella cultura arabica, significa diventare proprietario. Però nessun essere vivente può essere simile ad Adam, che è un essere di luce. Allora da lui viene estratto il complemento, non la famosa “costola”, nata da un errore di traduzione, e così vengono forgiati due esseri di luce, che nell’originale sono detti semplicemente “-ish” e -isha”, dove sta per Alef.
Questi due termini vengono normalmente tradotti con uomo e donna, dove l’uomo corrisponde a quello che noi chiamiamo Adamo, ma la donna non è Eva, che entrerà in gioco solo molto più avanti, nella Genesi, ma è la prima donna di luce, identica e complementare ad Adamo.
Da un punto di vista analitico, -ish (Aleph Jod Schin) rappresenta “tutto ciò che è nascosto nel suo Principio e che è condensato, tutto ciò che è concentrato in un punto“, per esempio nell’Io; indica, in altre parole l’Essere, con la sua personalità intellettuale, la logica, e la capacità di elaborare le idee; questa parola evidenzia, in sostanza, la facoltà intellettuale dell’Umanità, la parte maschile.
Al contrario la parola -isha, che ha alla sua base la radice “Hé” accompagnata da Alef Schin Hé, può essere sia un verbo che un sostantivo. Di fatto deriva dal, e si collega al, precedente A-ish e significa sia la “facoltà volitiva” ossia la Volontà sulla quale l’Essere intellettuale si basa, sia la facoltà volitiva dell’Umanità intellettuale. Inoltre, essendo sia verbo che sostantivo, per me indica l’inscindibilità, a questo livello, tra il Volere e il Potere: ogni volontà si concretizza, sia a livello personale, di coloro che sanno collegarsi a questo livello, sia a livello comunitario, se si raggiunge quella massa critica di pensiero che la scienza ha ormai individuato e codificato nella espressione
mc=√ 0,01 x mT, dove mc è il valore della massa critica necessaria al cambiamento e mT è la massa totale delle persone coinvolte nel cambiamento.
-ish e -isha sono quindi due matrici, prototipi o archetipi, due simboli di tutti gli esseri di luce, entrambi allo stesso livello, perché non è -ish che dà il nome alla sua compagna, come invece accadrà con Eva.
Purtroppo il meraviglioso gioco di parole che si può gustare nell’originale, ad esempio tra “complemento” e “-isha”, viene perso a causa della traduzione in un’altra lingua.
Così anche l’origine dell’umanità, non creata ma plasmata, è frutto di una separazione tra due elementi complementari, non l’uomo e la donna, ma i loro archetipi, che però hanno sempre la possibilità di ritornare ad una unione completa. Quel “e i due saranno una sola carne” è, in un linguaggio semplice, l’immagine della possibilità di tornare 1 a partire dalle due metà, attraverso un processo di unione, stabilito dal “si unirà”, ma non di legame.
Per contro, i due soggetti a cui si riferisce la frase non sono l’uomo e la donna di oggi, tanto meno Adamo ed Eva, che sono all’origine dell’attuale umanità, e questo ha generato molte confusioni.
Rispondendo alla domanda: “Quanti esseri (simboli) partecipano alla nascita del genere umano?” è più facile comprendere la dinamica. La risposta è 3 esseri, che sono: l’uomo di luce (-Ish), che diventa “Ad-ham”, cioè il Signore della Terra, solo a partire da Gen 4,1 (con la comparsa di Abele e Caino), la donna di luce (detta -Isha perchè da -Ish è stata tolta), ed Eva, che compare da Gen 3,20 in poi, e si chiama così perché è “la madre di tutti i viventi” (che è un gioco di parole in antico ebraico).
Ad-ham è un nome senza plurale, che corrisponde a un titolo, ad una funzione. L’uomo è detto -Ish quando ci si riferisce alla sua natura di complemento della donna, mentre è detto Ad-ham quando ci si riferisce al suo ruolo regale, di Signore – Dio in Terra.
In questa veste è Adamo che dà il nome a Eva, quindi Eva è a lui sottomessa, ma questo non significa che Eva è sottomessa all’uomo. Eva è sottomessa al Dio in Terra così come il Dio in terra, nelle sue due manifestazioni -Ish e -Isha, è sottomesso direttamente al Dio Creatore. Per contro Eva è la parte sinistra di Javhé, cioè sembra essere l’archetipo della Sophia. Il che ci rimanderebbe a Maria Maddalena.
Due alberi nell’Eden
Ora ci dobbiamo occupare dei due alberi che erano al centro del giardino dell’Eden, cioè del Paradiso Terrestre. Che significa “albero” nel linguaggio Biblico? Albero è “essere vivente”. Noi usiamo il termine “albero genealogico” per rappresentare una dinastia familiare, la Cabala usa un Albero della Vita, con 10 Sephirot, per rappresentare ogni forma di vita, incluso l’uomo.
I due alberi che possono significare? Evidentemente due persone o due famiglie genetiche diverse.
Qui iniziamo a scoprire un altro elemento importante: -ish e -isha hanno una certa genetica, mentre Eva ha la genetica di un ancestre, cioè di un primate evoluto. Darwin aveva intuito, ma non compreso il fenomeno.
Elohim dice: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino”, perché Adam è Signore di tutto, anche degli animali, tranne di un unico “essere vivente”, perché la frase continua dicendo: “ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare” Il “figlio di Dio” non doveva cogliere i frutti di un albero particolare, quello nel quale era stata nascosta la chiave della conoscenza del bene e del male.
Ma se questo albero è una persona, allora qui si sta parlando di un problema di ordine genetico, cioè questa deve essere una “chiave genetica”, che può essere compresa utilizzando l’Albero della Vita della Cabala.
I frutti di una persona sono i figli, la sua discendenza. Elhoim dice “perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” perché ha creato -ish immortale, perché l’ha fatto secondo il suo modello, quindi la morte annunciata è semplicemente una conseguenza logica, si potrebbe dire una verità rivelata: se -ish “mangerà” da quell’albero, lui e i discendenti perderanno la loro immortalità, almeno a livello del corpo. In pratica, si assoggetterà alle stesse leggi biologiche degli animali.
Il problema che ha generato tante confusioni è che in questi capitoli della Genesi è spesso usato il termine “moglie“, che è stato riferito sempre a Eva. Invece la moglie di -ish è -isha, almeno fino a quando -ish non decide di cambiare moglie, scegliendo Eva. Ma questo avviene solo dopo la “trasgressione” del comando. Per contro il brano del divieto riportato sopra non avrebbe senso se riferito a Eva, perché lei è già mortale.
Trasgredendo il comando, Adamo ed Eva generano Caino, che ha le due genetiche riunite, ma non ne è consapevole. Caino ha in sé tutto l’Albero, ed è per questo che non c’è alcuna caduta nella “cacciata” dall’Eden, ma solo la presa d’atto, da parte di Elhoim, che ora questo nuovo essere, frutto della trasgressione, è uguale a Lui.
Per questo motivo Caino, anche se rimproverato per ciò che ha fatto, non viene punito, ma anzi riceve un regalo come aiuto per la sua evoluzione e incolumità. Elhoim ha già capito: l’atto di Caino non è altro che una anticipazione di quello che Lui stesso farà. Difatti tutti i Figli del Cielo, come li chiama la Bibbia, che noi erroneamente chiamiamo “Figli di Dio”, visto che continuavano gli accoppiamenti illeciti, verranno annientati con il Diluvio: (Gen 6:1,7) “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli del Cielo videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: <<Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni>>. C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli del Cielo si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: <<Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti>>.”
Eva ponte tra due DNA
A questo punto possiamo ripercorrere l’accaduto, sempre tenendo presente che la Genesi non è un testo storico, e le sue frasi devono essere interpretate secondo un’ottica narrativa che non è la nostra, europei e razionali, ma è quella delle narrazioni arabe ed ebraiche, fondate sull’emozione per trasmettere contenuti.
Quello che succede è che dall’accoppiamento tra -ish e -isha nasce un essere di luce, detto Abele, mentre dall’accoppiamento, che era vietato, tra -ish ed Eva nasce Caino, il primo uomo. Eva è un “ancestre”, cioè appartiene ad una razza sub-umana con 21 coppie di cromosomi, ma Eva è stata dotata da Dio di un cromosoma in più rispetto alla sua razza, per essere “ponte” tra i primati e l’uomo.
Se non ci fosse stata la trasgressione, -ish e -isha avrebbero proliferato la specie dei “Figli del Cielo”, detti tali perché arrivati dal cielo. Abele era il primo frutto di questa specie.
Ma Adamo con Eva genera Caino, che, come figlio di Adamo ed Eva senza un intervento divino, è un “figlio dell’uomo”. Caino ha un potenziale genetico illimitato, ma non ne è consapevole, e soprattutto non è un essere di Luce, ed è mortale.
Set, che nascerà da -ish e da -isha, sarà come Abele, per rimpiazzarlo e permettere lo sviluppo dei “Figli di Dio”, che però si estingueranno con il diluvio.
Le conseguenze di tutto questo, al tempo di Gesù, sono che per permettere il recupero del DNA puro dei Figli di Dio, il Signore deve intervenire due volte, attraverso lo Spirito Santo, una prima volta su Anna e una seconda su Maria, visto che entrambe generano senza aver conosciuto uomo. Con questa procedura tutte e due le eliche del DNA sono state ripristinate alla loro condizione originaria, trasformando il DNA, e ancora una volta possiamo confermare che Gesù è il novello Adamo. Poi la resurrezione permetterà di esprimere a Gesù la pienezza dell’essere “Figli di Dio”, facendo vedere e toccare a tutti quella che sarà la nostra realtà futura. Difatti non torneremo nell’Eden, ma sarà l’intera Terra a trasformarsi in Eden.
La nostra Divinità come esseri umani
La scoperta della nostra “divinità” si sintetizza così: non c’è un “Dio” che opera in noi, ma noi siamo “eguali” a Dio: le due cose sono molto diverse. Ma allora com’è realmente andata?
(Gen 3:4-5) “Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Elhoim sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Elhoim, avendo la conoscenza del bene e del male»”. Il serpente è simultaneamente simbolo della conoscenza, del dominio sulla materia, ma anche della tentazione. Qui si sta rivolgendo ad -isha, la donna, non a Eva. Il serpente non ha mentito, semplicemente non ha detto le conseguenze immediate, ma la sua affermazione è vera: se le due genetiche si uniranno, allora sarete uguali a Elhoim.
Molto logico che la destinataria sia -isha, perché Eva conosce già la differenza tra bene e male. A questo punto -isha, per desiderio di diventare uguale a Dio, spinge Adamo a tradirla. Tenendo presente questo concetto allora si capisce la frase seguente, dove è Elhoim a parlare: (Gen 3:17-19) “Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall’albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai»”. Questo è l’ingresso della morte nella vita di un “figlio del Cielo”.
Sino a questo punto del racconto Eva non è entrata direttamente in gioco, anzi non ha ancora un nome. La moglie a cui Adamo ha dato retta è la donna, -isha. Solo ora il racconto chiarisce con chi Adamo si è accoppiato: (Gen 3:20) “L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché è stata la madre di tutti i viventi“.
Adamo dà il nome a Eva, che compare qui (3° cap.) per la prima volta. Quindi non è Eva che ha, simbolicamente, “porto la mela”, ma è la donna, -isha, quella che era la vera moglie di Adamo, che l’ha spinto a trasgredire! Questa è la predizione della nascita di Caino e del diluvio universale, che apre il capitolo successivo: (Gen 4:1) “Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: «Ho acquistato un uomo con l’aiuto del Signore»”.
Questa affermazione di Eva è logica solo se si comprende che Eva è un primate, e per lei poter avere un figlio con Adamo, essere di luce, è una conquista incredibile, che ha potuto realizzare solo con l’aiuto del Signore. Questo versetto evidenzia la singolarità della vicenda: Eva non ha trasgredito, non aveva prescrizioni, ha seguito solo il suo istinto animale, e quindi è stata aiutata dal Signore. Gli unici che hanno trasgredito al comando sono -Ish e -Isha, cioè “l’uomo e la donna”, ma non quelli attuali, ma quelli “figli del Cielo“.
Però proprio loro sono anche la sorgente della nostra salvezza, attraverso l’energia del Cristo che ha operato in Gesù e sua madre. La Madonna sta ancora calpestando il serpente, e lui continua ad insediarle il calcagno. Fino a quando? Fino a quando non scopriremo che non abbiamo alcun bisogno di evolvere cercando la Verità fuori, perché siamo già Dio, decidendo una volta per tutte di rinunciare a una ricerca che spesso si trasforma in tentazione, e iniziare a guardarci dentro, guidati dal nostro Maestro Interiore.
Cosa possiamo dire… solo ripetere quello che Gino Paoli ha detto: “Grazie Eva!”
Eva: pienamente assolta, per non aver commesso il fatto.
Gian Piero Abbate
Pordenone 29/06/15